Hai mai pensato "Un giorno o l'altro me ne vado, cerco un'isola deserta, un luogo in montagna, una casa nel bosco e sparisco!"? E hai mai pensato che prima o poi lo avresti fatto sul serio? E che così facendo avresti finalmente trovato la pace?
Per un periodo della mia vita io l'ho fatto. Sentivo che avrei dovuto farlo prima, ma non avendolo fatto, sentivo che avrei potuto farlo poi. Prima significa durante quell'età giovanile della spensieratezza e poi significa finiti i doveri sociali/famigliari, diciamo alla pensione... Ma poi un mio amico mi disse "Se te ne vuoi andare, puoi farlo anche adesso, il resto sono solo scuse." E in quel momento quella frase mi ha liberato dall'ottusità. È come se intorno a me si fosse aperto uno spazio nuovo inesplorato: la scelta, svincolata dalle conseguenze. Non che poi non ci siano, le conseguenze, ma non sono lì per determinare la scelta. Faccio la scelta e poi affronto le conseguenze, se è davvero ciò che desidero.
"Allora sei partito!", mi dirai... eh no. No perché non era veramente ciò che desideravo: desideravo qualcosa che era viziato da un'illusione: "Uscire dal mondo per trovare la pace". Nessun posto è abbastanza fuori, per trovare la pace, quando dentro di te c'è rumore. Perché ti porterai dietro quel rumore. E poi, "fuori dal mondo"... fuori dal mondo dove? Non esiste quel luogo. E questa era l'illusione più grande di tutte, in quel momento. Pensare che potesse esistere la possibilità di eludere questo mondo, mentre lo stiamo ancora vivendo.
Allora cosa desideravo veramente? La pace, o meglio una direzione, un equilibrio, uno scopo e uno Star Bene. E non potevo trovarli fingendo di "Uscire dal mondo", perché al meglio sarebbe stato uno nuovo stato di benessere effimero e al peggio, avrei aumentato ulteriormente il mio disagio.
Ho scelto che "Uscire dal mondo", nel mio caso, non era perseguibile. Dico nel mio caso, perché desideravo uscire da Tutto il Mondo (che poi non era vero, era solo ciò che mi raccontavo), se invece vuoi uscire da una parte di "mondo": famiglia, lavoro, tipo di società, nazione... allora è un altro conto, potresti avere le giuste ragioni e crearti il giusto momento e agire quell'uscita con gran successo. Nel mio caso dovevo Entrare.
Sì, "Entrare nel mondo", scendere in profondità, dentro a tutte le connessioni che sentivo col mondo esterno e permettere loro di indagare nel mio profondo; e poi, agire a quel livello personale, per ridurre il Rumore, trovare nuove direzioni, darmi nuove motivazioni e creare spazio oltre ogni ragionevole dubbio per far nascere sempre più, un po' di quello Star Bene. Che non è un punto di arrivo, ma piuttosto una condizione di allenamento a un riequilibrio costante, permettendogli così di perdurare.
Un po' come quando si va in bicicletta: all'inizio sei instabile, rischi di cadere, poi scopri che nell'agire in modo coordinato con i due piedi, in una pedalata circolare, trovi equilibrio. Ma non ti basta capirlo, perché se smetti di pedalare cadi di nuovo. Devi continuare a pedalare. Il capire ti serve per perpetrare l'agire.
A volte noi pensiamo che capire sia sufficiente, mi capita ancora, ma capire è solo l'inizio, poi si pedala, e se vuoi mantenere quella comprensione viva nella tua vita, non smetti più di pedalare. Sì puoi evolvere e trovare una moto, un'auto poi un autista, e le cose possono diventare più semplici. Ma lo diventano scendendo in profondità dentro quella comprensione. Non capendo e lasciando andare, con quel pensiero tanto pericoloso: "Ho capito", "Ora sono adulto non ho più bisogno di imparare", "Adesso so che funziona così, questa è la soluzione": rendendo impossibile la scoperta di un nuovo modo, di un evoluzione o di un'espansione.
Per cui pedalare è ciò che mi ha permesso di evadere da quel mondo che mi soffocava - mondo che avevo inventato io. Mi ha permesso di uscire dalle mie convinzioni, giudizi e automatismi (da alcuni almeno) e trovare un equilibrio migliore. E so che non posso smettere di pedalare, altrimenti... beh hai capito, no?
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