Hai mai mentito a tuo figlio?

Se hai risposto di NO, probabilmente stai mentendo proprio adesso. Che impertinente che sono, vero?

Provo a spiegarti di cosa sto parlando.

Giochiamo?
A. Non posso "sto lavorando";
B. Dopo (e intanto pensi 'speriamo si dimentichi');
C. (ma non hai voglia).

Partiamo da questi esempi semplici e poi alziamo il livello di consapevolezza.

A. È un non posso o non voglio?
Preferisco lavorare, che giocare con te; devo farlo e il dovere viene prima del gioco.
Preferisco dire non posso, come è stato detto a me, che fermarmi a sentire che è un non voglio. E se fosse non voglio, sarebbe così brutto?
E ancora che "non voglio" è? Non voglio perché non so più giocare, non so concedermi una pausa, mi sentirei in colpa?

Oppure ho già giocato molto e ora devo fare altro: allora è un non posso.
Ho una scadenza e voglio rispettare questa mia promessa: allora è un non posso.
Di fatto se riesco a trasformare quel non posso in un non voglio (come ho fatto nell'esempio precedente, della scadenza), riesco a scavare la superficie per connettermi con qualcosa di più autentico.

B. Dopo, quando? Se il tuo Dopo ha un tempo diverso da quello di tuo figlio, le verità non sono allineate. Puoi non vederla come menzogna, ma al meglio diventa incomprensione, al peggio delusione.
Dopo è diventata una risposta automatica per dire "Non adesso"? Non adesso è molto diverso da Dopo. Prova a pensarlo su di te, inoltre "Non adesso" chiama di più la domanda "Allora quando?"; mentre Dopo specifica già un quando, per quanto vago.

Naturalmente se con Dopo sto allineando un tempo che mio figlio comprende che non è subito, ma è più tardi e io comprendo che più tardi è già deciso, non sto mentendo. È una volta arrivato quel più tardi, sarò io ad andare da mio figlio.

Compreso questo, il Dopo può diventare più specifico, no? Dopo quando, esattamente? Mi fermo ascolto la richiesta e spcifico il Dopo come un Quando esatto.

Come avrai intuito il terreno del mentire è strettamente legato a come risuonano quelle parole, con ME (Corpo - Mente - Spirito).

Per questo esiste un livello di menzogna più subdolo che accade ANCHE quando cerco di essere coerente e preciso nel comunicare. È il livello di coerenza tra ciò che dico e quel che provo, che nel "livello Shihan" diventa affine al Chi sono.

Esempi semplici: mio figlio sale in piedi su un muretto e gli chiedo "Sei sicuro?", ma in realtà quella fase non la dico per sapere se si sente sicuro, ma perché non so gestire o ascoltare la paura che sto provando nle vederlo affrontare qualcosa di nuovo.

Esempi più subdoli: "Non mangiare il bianco dell'anguria che fa male!", lo dici perché ti è sempre stato detto così, ma non hai mai verificato. Successivamente scopri che la parte bianca invece è nutriente e fa bene alla circolazione, ma tu non lo sapevi. Tecnicamente non appare come menzogna, ma di fatto ho detto una cosa non vera, e l'ho fatto da uno spazio comodo in cui ho fatto parlare una mia convinzione. Quando porto la mia verità oltre me, senza verificarla o sentirla dentro, rischio di entrare nel terreno della menzogna.

Esempi Livello Shihan!

Se penso ai figli come degli esseri da educare, potrò al meglio potar loro la mia verità - e forse puoi già intuire che nessuno di noi è il detentore di tutta la verità possibile.
Oppure possiamo vedere loro come dei maestri e imparare, mentre insieme ci interfacciamo con la società, la natura, il mondo... 

Se educo avrò dei momenti in cui pretenderò che il mio momento sia più importante del suo. E se porto questo divario a degli eccessi, mio figlio, mentre mi ascolta, impara a non ascoltare e a sentire che i propri momenti sono più importanti di quelli altrui. Crescendo aumenterà il rischio in cui, nella distanza, faremo fatica a comprenderci, a vederci e a capirci.

Uno strumento meraviglioso di scoperta e di "educazione" per entrambi è la domanda. Se tuo figlio fa una cosa che reputi sbagliata, puoi fargli una domanda, o più domande: farti dire il suo punto di vista, ma non per correggerlo, ma per ascoltarlo, vederlo e comprenderlo. Con autenticità. E se intanto ascolti come ti fa sentire quel punto di vista diverso dal tuo, puoi diventare una persona migliore, integrando qualcosa di nuovo. E poi insieme potrete provare a comprendere cosa ne pensa la società e integrarlo in essa, se possibile; o lasciarlo nel vostro privato, nella vostra intimità.

Qua arriviamo ad aprire l'ultimo punto di oggi su questo tema: educo per testimonianza e se non lavoro su di me per evolvere, testimonio i miei limiti e saranno proprio loro gli elementi del mio educare: paura, invidia, credenze, rabbia, e così via. Quelli che agiscono dietro al mio pensiero razionale, sui cui non ho controllo diretto.

Fermo restando che se siamo qua, sulla terra, non siamo perfetti e mai lo saremo: perché non c'è perfezione "razionale" sulla terra. E ciò che possiamo fare è fare del nostro meglio senza pretendere oltre. E possiamo già riconoscerci che è quello che stiamo già facendo adesso.

Per cui: buona menzogna a tutti!

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