Ti racconto di G.

·

Immagine dell'articolo "Ti racconto di G. - oltre il controllo"

Un raconto sulla forza che troviamo quando smettiamo di restare solo nella testa, e alleggeriamo il controllo.

G. è una donna di 40 anni che ha iniziato un percorso insieme a me perché nel suo quotidiano arrivava spesso a fine giornata stanca e piena di pensieri. Pensieri che le dicevano di aver sbagliato quasi tutto: a volte per ciò che aveva detto o fatto, altre perché, pur avendo ragione, non aveva detto o fatto nulla.

Una protagonista intrappolata nella propria testa

Mi ricordava il personaggio di Kate Winslet ne L’amore non va in vacanza, quando Arthur Abbott (interpretato da Eli Wallach) le dice: «Nei film c’è la protagonista e c’è la migliore amica. Tu, te lo dico io, sei una protagonista, ma per qualche stupida ragione ti comporti da migliore amica».

Questo schema si ripeteva da tempo e G. ne era diventata consapevole grazie ad altri percorsi.
Ma quella consapevolezza non le bastava più: voleva rompere la dinamica per uscire da quel loop mentale.

Mi ha conosciuto nei miei corsi di teatro e quando ha deciso di seguirmi nelle sessioni individuali era consapevole che il mio approccio non è né terapeutico, né medico.

Ascolto, Scrittura e Agire quotidiano

Nelle sessioni siamo partiti da due punti importanti: comprendere su cosa quella dinamica si appoggiasse quella difficoltà e iniziare azioni concrete per dare spazio al cambiamento.

Vista la consapevolezza da cui partiva ho usato come primo strumento l’Ascolto Attivo, che è molto profondo e spesso sottovalutato. G. poteva parlare liberamente, a braccio, e io ascoltavo senza intervenire. Poi ho usato la Scrittura, le ho chiesto di scrivere in modo automatico e di esplorare un tema specifico, nato dall’ascolto precedente. E poi ho iniziato a darle piccoli compiti quotidiani: cambiare un’abitudine, fare una strada diversa per andare al lavoro, scegliere con cura il vestito da indossare quel giorno e molti altri.

Dal controllo al concedersi la possibilità

Questo aveva senso per G. perché il suo restare bloccata nella testa era legato, tra le altre cose, a un forte bisogno di controllo. L’idea era: se nulla cambia, nulla può andare storto. Un pensiero logico, ma non veritiero.
Ad esempio puoi non cambiare mai strada per sentirti al sicuro, e poi bucare per un chiodo lasciato dagli operai lungo il bordo della carreggiata. E scoprire così, che i rischi non si possono mai eludere del tutto. Diventa sensato, piuttosto, cercare un equilibrio o un allineamento.

Quei primi esercizi sono serviti a G. per dimostrare a se stessa, attraverso l’esperienza, che cambiare era possibile. E soprattutto, che non era meno sicuro che rimanere fermi. Anzi, in alcuni momenti era persino entusiasmante.

Solo dopo è stato possibile esplorare cosa G. desiderasse davvero. Ridare forza ai desideri. Riconoscere che non si trattava solo di vedersi “oggi”, ma di agire per diventare chi voleva essere.

Il percorso ha richiesto tempo e G. è stata capace di restare nel processo con costanza e presenza. Arrivando a ottenere un cambiamento importante: la casa che desiderava, nel luogo che sentiva suo fin da quando era piccola. Non senza difficoltà, ma andando fino in fondo e alla fine ha potuto guardarsi indietro con fierezza e soddisfazione. E assaporare nuove pensieri, la sera, prima di andare a letto.

Non è una promessa

Non c’è nessuna promessa implicita in questo racconto. È solo un esempio reale e positivo. Ed è importante capire che il cambiamento nasce sempre dall’intenzione della persona che intraprende il percorso. Senza quel primo passo, nessuno strumento, per quanto potente, sarà mai sufficiente.

A G. serviva quell’obiettivo per riconoscere che stava concretamente facendo qualcosa, il risultato è un aiuto in più nel processo. Questo le avrebbe permesso di continuare a investire su di sé e nel suo percorso, almeno come sprint iniziale. Uno dei passaggi successivi – ancora più profondo – sarà iniziare a camminare senza cercare un’approvazione esterna (nemmeno la mia).

Oggi G. non vive più nella città in cui lavoro e non stiamo proseguendo il percorso insieme. Il lavoro online non era adatto a lei. Ma son certo che ora abbia più strumenti per riconoscere persone, luoghi e relazioni che risuonino con lei e siano allineati al suo desiderio di star bene e sentirsi riconosciuta.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *