L’appiattimento nella società moderna
Se ascoltiamo la moda e il modo di comunicare che c’è intorno a noi, e che viene rispecchiato nei social, dovremmo pensare che esistono modi migliori di altri a prescindere. E probabilmente, a volte lo pensiamo. Ad esempio, c’è chi dice che lavorare da remoto viene venduto come una panacea per essere liberi, ma poi senza il ritmo dell’ufficio non funzioni e tu gli dai ragione, perché lo trovi condivisibile, ma poi scopri persone che lo fanno, da anni e ne sono felici.
C’è peraltro un’intera società informatica Zapier (ma non è la sola, anche GitHub ad esempio), che non ha una sede fisica, tutti in remoto in tutto il mondo. E sono oltre 500 dipendenti ed è valutata intorno ai 5 miliardi di dollari.
È per tutti? No.
Ma vale anche il contrario…
C’è quello che vende il corso di “nomade digitale” perché ti libera mentre l’ufficio ti aliena. Ma poi ti trovi la persona che da sola, a casa, si deprime, mentre in ufficio rinasce, e ha bisogno di andare in ufficio tutti i giorni per essere produttiva e ne è contenta.
È per tutti? Ancora, no, evidentemente.
Spesso pensiamo che abbia senso stabilire il modo migliore o quello perfetto. E in questo, forse, è complice anche la scuola: ci ha insegnato che esiste una sola risposta valida per prendere 10 in un compito.
Qua potrei raccontare di quando Nikola Tesla presentò un’idea di motore a corrente alternata al suo prof. di fisica, era giovane, stava studiando in Austria all’università. Il prof. gli disse che non poteva funzionare e lo respinse, anche se Tesla gli presentò tutti i calcoli. A quel punto abbandonò gli studi e si mise a cercare altro. In America poi lo costruì nel 1888, ed è ancora concettualmente quello che usiamo oggi, per la corrente che, ad esempio, sta alimentando proprio questo mio computer. È sempre corrente: non esisteva un’unica risposta alla domanda “come alimento questa lampadina elettrica?”, evidentemente.
E se non esiste “l’unica risposta perfetta”, esiste un contesto, un carattere, un’età, un periodo, una pluralità… e la pluralità di modalità è ciò che ci può realmente arricchire. Il controllo ha bisogno di catalogare e poter replicare i risultati. Stesso problema: stesso risultato, e questo tiene tranquilla la parte della mente dedita al controllo del rischio.
Ad esempio un film: non voglio vedere sempre lo stesso film per non rischiare di vederne uno brutto. Ma magari in un’età o per un periodo sì: voglio rivedere di fila sempre lo stesso film.
Dovremmo tendere alla moltitudine di risposte per ridare vita alla moltitudine di possibilità di essere, e creare una doppia moltitudine di nuove domande che ci possano ridare una ulteriore moltitudine di possibilità da aggiungere alle precedenti. A volte è meno rassicurante, ma decisamente molto vivo.
E laddove ho bisogno di avere delle rassicurazioni, posso fare come Steve Jobs e avere un armadio pieno di soli jeans e lupetti tutti uguali. Così al mattino non devo scegliere i vestiti e ho una cosa in meno a cui pensare. Ma anche qua, se scegliere come voglio vestirmi è ciò che mi dà il giusto mood nella giornata, non dovrò fare come Steve Jobs, altrimenti inizierei la giornata giù di tono.
I social, in quanto specchio della società, possono portare a questo appiattimento, ma io posso sempre scegliere di non seguire: evitare chi mi appiattisce. Certo ci saranno ancora le pubblicità e i post consigliati, ma un po’ meno perché intanto l’algoritmo impara ciò che preferisco, ma ad oggi – lo sappiamo – continuerà a provarci.
Ma se lo facciamo in tanti, allora l’algoritmo cambia, nel tempo, nel lungo periodo… Perché i social sono uno specchio e non la causa. Il post che mi fa sentire sbagliato e bisognoso di quel nuovo prodotto o servizio, oggi funziona meglio di quello che mi sprona a conoscere qualcosa di nuovo.
L’algoritmo naturalmente premierà quello che funziona di più, e cercherà di tenermi incollato a quella modalità. Se io riesco a spezzare quel modo di causa/effetto, e premiare la seconda modalità, l’algoritmo quasi certamente cambia. Perché seguirà il post che lo farà guadagnare di più e che verrà visto da più persone.
Oggi quali post vengono visti da più persone? Ho fatto una ricerca, ad oggi potrebbero essere queste modalità, tra le prime: “Sei d’accordo? Like se SÌ!”, “Tutti abbiamo fallito così… Tu?”, “Segreto che cambia tutto”, “La verità che nessuno dice… Swipe!”, “Il mio disastro settimanale 😂 Tagga un amico!”, “Errore comune: fai questo!”. Bene, vediamoli:
- Il primo “Sei d’accordo” cerca unicità, non varietà o diversificazione, per cui una sola risposta valida (Tesla non sarebbe esistito).
- “Tutti”… di nuovo vuole portarti dentro quel Tutti, unica via altrimenti sei strano.
- “Segreto” quel segreto che cambia tutto, per cui anche qua unico “il segreto” è lui che cambia quel tutto, non altro, per cui ti serve quello, tu non puoi farci nulla.
- “La verità…” simile al precedente.
- “Il mio disastro…” simile al precedente e cerca complicità, più siamo meglio è… ma tutti uguali, naturalmente.
- “Errore comune…” stessa modalità dei precedenti.
Questa è una delle linee. L’algoritmo non può premiare una poesia, perché non porta engagement allo stesso modo, per cui meno soldi e l’algoritmo vuole quantità. Spesso vuole che si infiammi il dibattito nei commenti, un dibattito che parte perché siamo già dibattuti dentro di noi. Il simile chiama il simile.
Perché noi esseri umani, pensiamo di volere quantità (almeno nelle azioni che compiamo), quando invece ci basterebbe la qualità. Ed è quella che nel profondo sappiamo, di volere.
Potremmo aprire i social, trovare un post bello che ci fa fare un sorriso, ci ispira, ci racconta un fatto, una storia… e basterebbe quello, nella sua qualità a farci stare nei giusti pensieri per Star Bene, per il resto della giornata… Invece continuiamo, con quel dito, a passare a quello dopo e dopo ancora, facendo incetta di una quantità di post che ci spostano e ci portano confusione.
E tutto questo ci porta all’unica conclusione… ok scherzo… non può essere l’unica, no? Diciamo che ci porta a una delle cause principali di questa modalità: noi.
E a pensarci bene, è un vantaggio che sia così, perché noi, ovvero, io, posso cambiarmi: ognuno di noi può cambiare sé stesso.
In questo modo ho una possibilità concreta, attuabile, immeidata e misurabile.
Da me.


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